Castellina in Chianti

Castagneto Carducci
ottobre 23, 2016
Lavagna
ottobre 25, 2016
 

Il territorio

Il territorio comunale si estende per circa 100 km2, sulle colline che dominano le valli dei fiumi Arbia, Elsa e Pesa. Piante della macchia mediterranea, boschi tipici dell’area montana, vasti cipresseti si alternano ai ricchi e famosi vigneti, interrompendo il rigore geometrico dei loro allineamenti. A Sud, lo sguardo corre su un susseguirsi di gradevoli ondulazioni della campagna, fino alle Crete senesi, alle torri di San Gimignano e a Siena che spunta fra le sommità delle rotonde colline. A Nord, il territorio è più selvaggio, con boschi, valli e profondi torrenti che costringono i vigneti in ristretti lembi di terreno a solatio. Storia: la splendida posizione dell’antico abitato, ubicato sulla cima di una collina che domina le valli dell’Arbia, dell’Elsa e del Pesa giustifica l’importanza strategica di grande rilievo avuta nei secoli prima come possente fortificazione dei Signori del Trebbio e poi come presidio militare fiorentino. La presenza umana sul territorio risale al periodo etrusco (VII-VI a.C.) quando una serie di villaggi e nuclei abitati Etruschi erano presenti lungo un importante traccia viaria di crinale che dopo aver attraversato il territorio di Castellina, metteva in comunicazione le grandi città dell’Etruria marittima con i mercati del Nord. Dopo diversi secoli nel 1220 si torna a parlare di Castellina in un rogito notarile dell’Imperatore Federico II° per la cessione del Borgo ai feudatari dei Conti Guidi signori del Castello del Trebbio sotto l’influenza di Firenze. La funzione di terra di confine e punto strategico e militare viene ancora messa in risalto durante gli scontri che oppongono Firenze e Siena, entrando a far parte della Lega del Chianti, ordinamento amministrativo e militare dello stato fiorentino simboleggiato dal Gallo nero. Battaglie e assedi hanno costellato la storia del paese che viene espugnato però solo nel 1478. Torna però subito con i Medici a far parte del Granducato di Toscana trasformandosi da vecchio avamposto militare in centro rurale strutturato secondo i canoni del podere a mezzadria. Cultura: i luoghi e gli edifici d’interesse storico-artistico sono numerosi a Castellina in Chianti: il nucleo principale è naturalmente costituito dal suo centro storico al quale si aggiungono arre di interesse archeologico e le frazioni. L’abitato è sovrastato dalla Rocca Comunale quattrocentesca, visitabile internamente la Sala Consiliare e quella del Capitano. Caratteristiche le vie cittadine dal tipico impianto medievale: assai particolare la Via delle Volte, strada coperta che corre addossata all’ala est delle mura cittadine e riprende il tracciato dell’antico pomerio. La chiesa di San Salvatore, una delle più antiche del Chianti, è in stile neoromanico. Nel territorio ricordiamo le antiche pievi di San Leonino in Conio, San Michele e quella di sant’Agnese, le chiese romaniche di Cedda, S.Quirico e Cispiano.

Lo scopo della nostra Amministrazione è garantire un costante impegno per la valorizzazione e la promozione di tutto il nostro territorio. L’obiettivo è sempre stato quello di ristrutturare, soprattutto in territorio rurale, senza cambiare la nostra identità. Sono state sostitute le tradizionali lampade delle lanterne del centro storico con piastre a led. Viene svolto un costante monitoraggio delle isole ecologiche distribuite sul territorio ai fini di agevolare il conferimento dei rifiuti da parte delle famiglie. E’ stata sensibilizzata la cittadinanza per ottimizzare e migliorare i risultati della raccolta differenziata a partire dal coinvolgimento delle scuole. La Carta per l’uso sostenibile del suolo in agricoltura è uno strumento già a disposizione degli operatori e viene favorita la diffusione per perpetuare quell’equilibrio fra attività agricola, protezione ambientale e tutela paesaggistica che fa del Chianti un territorio d’eccellenza. Abbiamo presentato il piano di recupero dell’area di Monte e Monticino che prevede una riqualificazione ambientale e paesaggistica di alta qualità, con una progettazione integrata dei luoghi. La prima fase, l’intervento prevede la bonifica di tutta l’area, a partire dai capannoni con copertura in eternit, per poi proseguire con la demolizione degli edifici residenziali esistenti e la realizzazione di spazi per servizi e attività collettive, nuove abitazioni e una struttura turistico-ricettiva di alto livello che punterà a destagionalizzare l’offerta presente sul nostro territorio. L’intero piano avrà un impatto ambientale molto ridotto, minore rispetto alla situazione esistente finora, porrà attenzione all’efficientamento energetico delle strutture. Castellina in Chianti è tra i ”Comuni fioriti” d’Italia, è un risultato che premia un po’ tutto il paese e l’attenzione che da sempre, come amministrazione comunale, dedichiamo agli spazi verdi pubblici, che contribuiscono non solo alla qualità della vita dei nostri cittadini, ma anche rendere accogliente Castellina in Chianti, lasciando un buon biglietto da visita ai nostri ospiti. Recentemente è stato costituto il Bio-distretto del Chianti che è un modello di sviluppo eco-sostenibile caratterizzato anche dal coinvolgimento delle comunità locali e da una progettualità fortemente partecipativa. Grazie al progetto chiantigiano, il modello biologico di produzione e di consumo detterà le linee guida per l’elaborazione del primo Bio-distretto italiano che insiste su un’area prettamente vitivinicola. L’accordo del Distretto Rurale, siglato il 24 settembre 2016 con i Comuni del Chianti senese e fiorentino in occasione dei festeggiamenti del 300 anni della nascita del Consorzio Chianti Classico, garantirà sistemi produttivi locali caratterizzati da un’entità storica e territoriale omogenea derivante dall’integrazione fra attività agricole e altre attività locali, nonché dalla produzione di beni e servizi di particolare specialità, coerenti con le tradizioni e le vocazioni naturali e territoriali. Per chi vive da sempre come me nel cuore del Chianti credo che questo sia un risultato importante che andrà a valorizzare ed a confermare ancora di più i nostri territori , i prodotti tipici, partendo dal vino e dall’olio ma anche le sue eccellenze paesaggistiche, storiche, culturali ed enogastronomiche. Inoltre il Consorzio del Chianti Classico con i Comuni del Chianti hanno proposto la candidatura del Chianti a patrimonio mondiale dell’umanità, come sito Unesco. Stiamo realizzando e promuovendo itinerari naturalistico/archeologici, per mountain bike, trekking, passeggiate a cavallo ed escursioni per valorizzare e promuovere tutto il nostro patrimonio culturale. A breve verranno installate colonnine per la ricarica di veicoli dotati di motori ibridi o elettrici.

Il Chianti Classico nasce nel cuore della Toscana, in quel territorio che comprende, tra Firenze e Siena, i comuni di Castellina, Gaiole, Greve e Radda per intero e, in parte, quelli di Barberino Val d’Elsa, Castelnuovo Berardenga, Poggibonsi, San Casciano e Tavarnelle Val di Pesa. 70000 ettari di terra che dove oggi producono aziende vinicole e oleicole all’avanguardia fregiandosi del marchio del Gallo Nero. Un marchio che rappresenta uno dei vini più celebri del mondo, il Chianti Classico DOCG, ma anche il frutto prezioso delle migliaia di piante di olivo che caratterizzano questa zona, l’olio DOP Chianti Classico. Due prodotti che anche con i loro derivati, si pensi al vinsanto, hanno conquistato notorietà grazie alla loro qualità e unicità, protetti e promossi dai rispettivi consorzi di tutela. Il territorio del Comune di Castellina in Chianti è ancora oggi caratterizzato dalla presenza di boschi di roverella, carpino nero, cerro e farnia, con un ricco e vario sottobosco dove si notano ornielli, sorbi e ginepri; le aree rimboscate presentano numerosi esemplari di conifere, pini neri e domestici, cipressi e cedri dell’atlante. Notevolissima anche la presenza nel territorio di una rara cipresseta naturale. Dove il bosco si fa più rado si notano cespugli di ginestra e lavanda, biancospini e prugnoli. In questo ambiente naturale sostanzialmente intatto non è raro incontrare cinghiali e piccoli mammiferi come lepri, scoiattoli e volpi; fra gli uccelli ricordiamo la presenza di fagiani, starne, tordi, fringuelli, e beccacce. Intervallate a boschi e brevi pascoli si notano le coltivazioni tipiche del Chianti, vigneti ed uliveti che si arrampicano lungo i versanti più soleggiati delle colline. I prodotti raffinati come il Vino Chianti Classino e l’olio d’oliva accompagnano ed esaltano i tipici piatti della tradizione toscana, caratteristici della zona: i saporiti piatti di selvaggina e gli insaccati, gustosi e profumatissimi, derivati dalla lavorazione delle carni suine.

Sergio Zingarelli “Azienda agricola Rocca le Macìe”

Consapevoli che il territorio che ci ospita sia un’enorme ricchezza da tutelare e preservare, a Rocca delle Macìe adottiamo tecniche agronomiche volte, oltre che a migliorare costantemente i nostri prodotti, anche a rispettare l’ambiente. Tali pratiche, alcune delle quali rientrano in quella che viene definita ‘lotta integrata’, mirano a ridurre e razionalizzare il consumo di risorse non rinnovabili come l’acqua, l’aria e il suolo, evitando sprechi inutili delle risorse naturali e a limitare più possibile l’impatto delle attività umane sull’equilibrio dell’ecosistema. Grazie a un insieme di tecniche e tecnologie, che rientrano nel campo della viticoltura di precisione, cerchiamo inoltre di rendere la viticoltura razionale, fondandola sulla sostenibilità e sulla valorizzazione del territorio. In quest’ottica, i vigneti sono considerati un “elemento vivo”, nel quale, l’insieme di fattori ambientali, colturali ed umani, contribuiscono a far esprimere il meglio dalla vite e dal terroir, per l’ottenimento di prodotti di qualità. Per poter fare tutto ciò è stato fondamentale svolgere accurati studi dei terreni e dei vigneti. Da un lato è stata elaborata una micro-zonazione dei terreni dell’azienda per capire, in ogni singolo appezzamento, la loro formazione geologica, le caratteristiche fisiche, la composizione chimica, l’esposizione, le pendenze, e l’altitudine. Lo studio di questi dati, uniti ad una mappatura accurata dei vigneti esistenti, ovvero alla loro combinazione del portainnesto, dei cloni, l’orientamento dei filari, l’altezza della spalliera, e la forma di allevamento, ci permette di determinare specifici obbiettivi enologici per ogni singolo appezzamento di vigneto. Qui di seguito le più importanti pratiche agronomiche svolte a Rocca delle Macìe. 1.Utilizzo di sistemi di monitoraggio e di allarme fitosanitario attraverso l’installazione di centraline meteo. 2.Mappatura della vigoria dei vigneti attraverso una tecnologia a infrarossi che permette di avere in tempo reale una mappatura precisa e diretta dei vigneti verificando lo stato vegetativo, la colorazione delle foglie, la maturazione delle uve. 3.Concimazioni, irrigazioni, diradamenti e lavorazioni del terreno rientrano tutte nell’ottica di una Viticoltura di precisione che garantisce quindi minori sprechi di risorse e consente di migliorare nettamente l’equilibrio vegeto-produttivo di ogni singolo vigneto. 4.Il sovescio e la concimazione organica per eliminare l’uso dei fertilizzanti chimici.così una più veloce decomposizione dei residui presenti nel terreno e diminuendo altresì malattie provocate da patogeni. 5. Gli scarti del processo produttivo, i sottoprodotti della lavorazione delle uve e delle olive come vinacce, raspi, sansa, e materiale di potatura, dopo il processo di compostaggio, vengono riutilizzati come ammendanti nei terreni aziendali. 6. Il monitoraggio degli insetti dannosi, introducendo insetti antagonisti e utilizzando un sistema noto come “confusione sessuale”, una lotta ampiamente utilizzata in frutticoltura e viticoltura biologica certificata. 6. Il recupero delle acque pluviali e delle acque reflue 7. Il riposo dei campi tra un impianto e l’altro per contrastare il depauperamento del suolo secondo. Inoltre l’azienda, in un ottica di salvaguardia del suolo, coltiva a seminativo circa 100 ettari tra le zone del Chianti Classico e della Maremma alternando di volta in volta erba medica, girasole e cereali. 7. Lotta all’erosione del suolo tramite muretti a secco, terrazzamenti, drenaggi e regimazione delle acque. 8. Da sempre in azienda viene praticata l’apicoltura, con lo scopo primario di favorire l’impollinazione delle piante. 8 .Coltivazione biologica di 6500 piante di olivo su un’ estensione di circa 20 ettari di oliveti specializzati per la produzione di un olio extra vergine di oliva. 9. Nell’ottica di tutelare la diversità genetica presente sul territorio, l’azienda ha ripristinato due laghetti artificiali ricreando così l’habitat naturale per specie faunistiche in via di estinzione come aironi, germani, gallinelle d’acqua e folaghe. L’acqua dei laghetti inoltre può essere utilizzata per le emergenze idriche in eventuali irrigazioni di soccorso ai vigneti in fase di allevamento.

Il sito archeologico etrusco (VI-VII sec. a.C.) di Montecalvario. La riserva naturale di Sant’Agnese, 271 ettari di un particolare bosco dominato dal cipresso. Fonterutoli si trova su un poggio dominante la Val d’Elsa, antico castello sul confine tra i territori di Siena e Firenze. La chiesa, dedicata a S.Miniato, fu sede di importanti accordi tra Siena e Firenze, come quelli del 29 marzo 1201 che permisero a Siena di annettersi Montalcino. Della chiesa e del fortilizio ben poco è rimasto. Nei pressi dell’abitato, sul versante est, si trova la necropoli etrusca del “Poggino di Fonterutoli”. San Leonino in conio, un’antichissima pieve, la chiesa romanica con un incantevole abside e un interessante spazio interno. Esternamente si possono individuare le pertinenze dell’antica pieve, un suggestivo chiostro con al centro un pozzo. Sant’Agnese altra pieve della diocesi senese si trova lungo la S.R. 429 che da Castellina porta a Poggibonsi. La chiesa ha tre nevate e tre absidi, la torre campanaria si presenta massiccia. Sullo stesso versante si trovano le chiese romaniche di Cispiano e di S.Quirico: la prima, con pianta ad unica navata e piccolo abside costruita, come quasi tutte le chiese romaniche del Chianti, in conci di alberese color avorio; la seconda, sempre ad unica navata, ha sul muro un piccolo campanile a vela aggiunto successivamente. Nei pressi di Cispiano si trovano gli imponenti ruderi del Castello di Monternano, già nominato nel 1109 e distrutto dai fiorentini nel 1254. Oggi ne rimangono ancora porte, muraglie, volte e locali sotterranei, ambienti veramente suggestivi. Rencine si trova nella parte meridionale del territorio castellinese, ai confini del Chianti, con davanti il castello di Monteriggioni, si trovano i ruderi quasi completamente atterrati di un vasto castello. Rimane la chiesa dedicata a S.Michele, antica pieve, ad un’unica navata senza abside; interessantissima la facciata dove appare, esempio unico nel Chianti, un motivo decorativo costituito da arcatelle sostenute da sottili semicolonne, con piccoli capitelli ungulati. Altre località di interesse seguendo un affascinante percorso tra vigne e boschi, da Sicelle si arriva alla frazione de La Piazza, passando da poderi che secolari come quello acquistato da Michelangelo Buonarroti nel 1549, e proseguendo ancora in direzione di Castellina, alla canonica di Pietrafitta.