Matelica

Massa Marittima
ottobre 24, 2016
Montefalco
ottobre 24, 2016
 

Il territorio

Matelica sorge al centro dell’Alta Valle dell’Esino, circondata ad est dalla catena del Monte San Vicino e ad ovest dall’Appennino Umbro-Marchigiano. L’antico nome della città, Matilica, deriva dal nome latino Matilius, risalente al periodo della conquista da parte dei Romani del preesistente insediamento (III sec. a.c.), già parte integrante dell’antica Umbria e citato da Plinio il Vecchio. I ritrovamenti archeologici hanno fornito importanti chiavi di lettura anche sulla fase pre-romana e umbro-picena. A partire dall’VIII secolo a.c. abbiamo notizie più precise grazie allo sviluppo della società picena che, sebbene non porti alla nascita di un vero e proprio centro urbano, vede però sorgere una fiorente produzione artigianale. Sono, infatti, di questo periodo i ricchi corredi costituiti di armi, ornamenti, materiali pregiati come l’ambra e numerosi vasi in terracotta e bronzo ritrovati nelle tombe principesche. Nel corso dei secoli nel territorio matelicese, oltre a insediamenti di età pre-romana e romana, sono emerse dagli scavi le fasi medievali e rinascimentali fino a giungere all’attuale morfologia cittadina.

La Città di Matelica si adagia al centro di una valle che si muove da nord a sud e unisce la Gola di Frasassi alle pendici dei primi Monti Sibillini. Da sempre vive insieme al suo territorio, lo sfrutta e lo custodisce mantenendo l’equilibrio, fragile e preziosissimo, che le consente di avere una delle produzioni vitivinicole più importanti della Regione e, tra i vini bianchi, d’Italia.

L’Amministrazione comunale ha da subito visto questa particolarità come una ricchezza e sopratutto un’occasione per riqualificare il territorio stesso e l’economia ad esso legata.

Il patrimonio storico e artistico della città, imponente per quantità, qualità ed importanza, è stato messo tra le priorità dell’attività amministrativa e si stanno promuovendo numerose e qualificate attività di studio, ricerca, tutela e poi di valorizzazione, tanto che nel 2016 e nel 2017 la Fondazione Federico Zeri di Bologna ha scelto proprio Matelica come sede delle sue summer school incentrate nello studio dell’arte marchigiana.

Abbiamo subito compreso l’importanza del suolo e dell’uso che ne deve essere fatto e perciò abbiamo deciso di non lottizzare altro terreno comunale a scopi costruttivi e anzi, stiamo cercando di valorizzare le cubature già esistenti promuovendo la riconversione e il restauro degli immobili sfitti, anche in centro storico.

Da parecchi anni Matelica è premiata come “comune riciclone” e per quanto riguarda la raccolta differenziata siamo costantemente sopra il 70%. Chiaro che l’obbiettivo è più alto e stiamo pensando, insieme al Consorzio Smaltimento Rifiuti dell’Area Vasta di Macerata, a politiche di comunicazione nuove e ancora più efficaci.

Man mano stiamo portantdo migliorie e modifiche all’impianto elettrico comunale montando gradualmente punti luce con tecnologia LED in sostituzione a quelle, ormai obsolete, a mercurio.

Gli esempi possono continuare e coinvolgere i menù delle mense scolastiche, tutti a km zero, la mobilità lenta che stiamo cercando di incentivare e la prossima istallazione di una colonnina pubblica per la ricarica delle macchine elettriche.

Nel Comune di Matelica, poi, ricade gran parte del territorio della Riserva naturale Regionale del San Vicino, e anche su quel fronte stiamo investendo risorse ed energie per la salvaguardia del paesaggio boschivo e della flora e della fauna ivi presente. In più, pensiamo che una Riserva naturale sia un’ulteriore occasione di aumentare la proposta turistica per cui abbiamo mappato tutti i sentieri (da fare a piedi o in bici) e stiamo provvedendo alla tabellazione. Ad esempio è già stato inagurato il Sentiero Matelica Mille, che in quattro ore di cammino permette un’ascesa di 1000 metri di dislivello e il raggiungimento della cima del Monte San Vicino.

La politica di valorizzazione ha portato già i suoi frutti, dato che negli ultimi due anni gli ettari di terreno dedicati alla produzione del verdicchio di Matelica è stato aumentato di oltre il 20% con una ricaduta positiva non solo sull’economia diretta ma anche sul consumo del suolo. Sono arrivate infatti alcune richieste di riconvertire terreni destinati a zona artigianale ad agricoli.

Accanto a tutto questo abbiamo visto il rinascere di antiche produzioni di agroalimentare di qualità come, solo per fare due esempi, il miele e la melata di Matelica o la ricotta di pecora di Braccano, due prodotti che stanno avendo successo e spazio.

Pensiamo che l’era dell’industrializzazione sia terminata e che sia ora di guardare avanti, alla ricerca di una ricchezza latente ma impressionante per forza e potenzialità. SI tratta del territorio stesso che va vissuto e accarezzato con la sensibilità di un buon contadino.

La viticoltura rappresenta una delle forme più belle di gestione antropica del paesaggio: inoltre la percentuale di vigneti a conduzione biologica è tra le più alte d’Italia, mentre praticamente tutti sono agronomicamente a basso impatto ambientale. Peraltro con l’aiuto progettuale e operativo dell’ASSAM della regione Marche, è in via di realizzazione la Zonazione di tutto il territorio per definire la migliore vocazione agronomica di ogni terreno e per il massimo rispetto della gestione idraulica dei suoli. Oltre al noto vino bianco (da 5 anni il bianco doc più premiato d’Italia), l’agroalimentare matelicese si caratterizza per essere città del miele: ospita la più grande cooperativa di apicoltori marchigiana, è grande produttore di miele di melata, raro e originale nella sua produzione (ha origine dalle foglie delle querce) e composizione. La zootecnia ha nella produzione del “Ciavuscolo” un’eccellenza di antica norcineria, mentre l’allevamento bovino della razza Marchigiana completa l’utilizzo in quota dei pascoli. Frutti di bosco, piccole nuove produzioni di Zafferano, stanno rappresentando un nuovo modo di essere giovani imprenditori agricoli in un territorio “scientificamente” vocato alle tipicità, intese come profili sensoriali irriproducibili fuori dal sito storico.

Filippo Maraviglia “Azienda agricola Maraviglia”

Davide Maraviglia: 27 anni, matelicese “di ceppo”, perito agrario, imprenditore agricolo, viticoltore, agriturista sui generis, “Diodinamico”, psicologo della terra, amante della progettualità ma filosofo esistenzialista, giovanile nella voglia imprenditoriale, maturo e rurale nella pazienza del divenire della natura. 13 ha di vigneto, condotti con il metodo naturale degli induttori di resistenza biologici, in cui è la natura che protegge la vite e l’uva; in natura tutti abbiamo un antagonista, ed io non faccio che aumentare la resistenza della pianta dandole la forza per resistere ai patogeni che, non trovando la pianta vulnerabile ma al contrario combattiva e molto vitale, demordono dall’attacco. Nel nostro agriturismo di famiglia si mangia solo quello che mettiamo sul tavolo, si bevono solo i nostri vini e si paga solo una modesta cifra che è sempre la stessa, a prescindere da quanto mangi: tutto il resto è convivialità”.

Il punto nevralgico della città è la sua antica Piazza, intitolata ad Enrico Mattei, dove svettano la Torre Civica, la Loggia, Palazzo del Governo, Palazzo Ottoni ed il Palazzo Comunale. Al centro di essa, da ammirare è la fontana ottogonale in pietra bianca ornata da quattro statue di divinità marine. Da non perdere è la visita al Teatro comunale “G. Piermarini” (1805), progettato dall’architetto folignate che realizzò il Teatro “La Scala” di Milano. Sotto il palco, durante lavori di restauro, sono emersi resti di un’abitazione di epoca picena ed un impianto termale di età romana (I-II sec. d.c.), visitabili insieme al Foyer del Teatro, che dove è collocata un’Enoteca, gestita dall’Associazione Produttori del Verdicchio di Matelica. Altri luoghi d’interesse sono: il Museo Civico Archeologico, ospitato all’interno di Palazzo Finaguerra, ubicato nei pressi del complesso monumentale di San Francesco. Il museo, oltre reperti di età picena e romana, conserva un orologio solare sferico in marmo bianco cristallino con iscrizioni in greco antico, noto come Globo di Matelica (I-II sec. d.c.); il Museo Piersanti, dove sono custoditi, oltre le collezioni di Venanzio Filippo Piersanti, Prefetto delle Cerimonie Pontificie, dipinti dei maggiori esponenti delle scuole pittoriche locali. Di interesse storico-religioso sono: il Monastero e Chiesa della Beata Mattia. Edificato nel 1225, è il più antico del circondario e deve la sua fama alla vita monastica improntata alla regola di Sata Chiara, che in esso condusse la Beata Mattia, molto venerata dai matelicesi e non solo. Al suo interno vi sono preziose opere d’arte; il Monastero e Chiesa di San Francesco, risalente alla metà del XIII secolo. Dell’originaria costruzione è rimasto solo il portale romanico. Il monastero consta di due chiostri. La Chiesa, ristrutturata nel ‘700, si sostanzia in una navata centrale che si apre nelle cappelle laterali, dove sono conservati dipinti di pregio; la Chiesa di Sant’Agostino, risalente al XIII secolo, con il suo portale gotico, unico elemento sopravvissuto alle successive demolizioni. La Chiesa presenta tre navate a croce latina, sulle quali poggia un’elegante cupola. Nelle navate laterali insistino otto altari oltre ai due della crociera; La Cattedrale, edificio ricostruito e restaurato più volte. Dell’edificio barocco sono rimaste soltanto due belle cappelle che fiancheggiano l’altare maggiore. Da visitare è anche il grazioso villaggio di Braccano, che sorge nella campagna matelicese. La frazione, bagnata dall’omonimo torrente, dal 2001 è divenuta “Paese dei Murales”. Al centro del paese, si trova la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, costruita nel 1684. Al suo interno è stato sepolto il parroco Don Enrico Pocognoni, vittima di un eccidio nazzista nel 1944 che qui ebbe luogo. La Chiesa conserva un’elegante fonte battesimale, pregevoli opere lignee ed una Madonna con Bambino della fine del XIII sec.